Anarchia relazionale e spettro del controllo

Scritto da Jade Jossen on . Postato in Notizie

Per la maggior parte di noi, avere una relazione romantica e/o sessuale con una persona significa esercitare una sorta di controllo su di essa. Le coppie tradizionali variano per quantità e tipo di controllo che i partner esercitano l’uno sull’altro, ma una componente standard della monogamia rimane una quantità sostanziale di controllo sulla sessualità del partner e sulle sue relazioni “esterne”.

Per me, uno dei principali fattori di interesse nel poliamore è stato lo smantellamento di questa struttura di potere. La cosa più interessante nell’aprire la mia relazione è stata che la mia compagna poteva fare quel che voleva, senza preoccuparsi di violare i miei diritti di partner. Diverse delle forme di monogamia a cui sono favorevole implicano che i partner esercitino meno potere l’uno sull’altro (o riconoscano e formalizzino esplicitamente la loro struttura di potere).

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Recentemente ho letto molto su uno stile di relazione che smonta radicalmente le strutture di potere tradizionali: l’anarchia relazionale. Come suggerisce il nome stesso, essa comporta il rifiuto delle strutture di potere che rappresentano la norma nella nostra società. Come il poliamore, l’anarchia relazionale non ha una definizione o una filosofia ben definite, ma ho trovato diverse fonti che ne danno una descrizione coerente.

Come per ogni progetto di ricerca, cominciamo da Wikipedia:

L’anarchia relazionale (abbreviata in AR) è la pratica di formare relazioni non regolate da un set di norme. Essa va oltre il poliamore nel postulare che non è necessario che vi sia una distinzione formale tra diversi tipi di relazione. Gli anarchici relazionali guardano ad ogni relazione (romantica o meno) individualmente, anziché categorizzarle secondo la norma sociale in “amicizia”, “relazione”, “relazione aperta”, ecc.

The Thinking Asexual pubblica un sunto delle basi dell’anarchia relazionale. Un breve estratto:

Un anarchico relazionale non assegna un valore speciale a una relazione solo perché essa include il sesso. Un anarchico relazionale non assegna un valore speciale a una relazione solo perché essa include romanticismo, ammesso che riconosca il romanticismo come un’emozione o un insieme di comportamenti distinti. Un anarchico relazionale parte dal presupposto della più totale libertà e flessibilità in quanto unico responsabile delle proprie relazioni, e decide caso per caso come vuole che ogni relazione sia. Può fare sesso con più di una persona, può essere celibe a vita, può convivere con qualcuno con cui non fa sesso, può vivere da solo, può crescere un figlio con uno o più partner sessuali, può crescere un figlio con un partner non sessuale, può avere relazioni intensamente fisiche e sensuali con più persone contemporaneamente (che siano o meno coinvolte sessualmente e/o romanticamente), ecc.

Vi incoraggio a leggere tutto l’articolo, e in particolare come l’anarchia relazionale si applica all’asessualità e ad altri orientamenti non tradizionali. Si trova una buona introduzione al concetto anche su The Anarchist Library. La mia parte preferita:

La vita non avrebbe molto senso né struttura se non ci unissimo agli altri per raggiungere obiettivi: costruire una vita insieme, allevare i figli, comprare una casa o crescere insieme nel bene e nel  male. Queste imprese di solito richiedono molta fiducia e impegno reciproci alle persone coinvolte. L’anarchia relazionale non vuol dire non impegnarsi mai in niente: vuol dire progettare i propri impegni con le persone intorno a noi, e liberarle dalle norme che sanciscono che alcuni tipi di impegno sono un requisito dell’amore vero, o che alcuni impegni, come crescere i figli o andare a vivere insieme, devono essere guidati da un certo tipo di sentimenti. Partite da zero e siate espliciti su che tipo di impegni volete prendervi con le persone!

Come probabilmente avrete capito, trovo l’anarchia relazionale molto affascinante, non come qualcosa che voglia fare, ma più come un nome per qualcosa che sto già facendo. Questi concetti ne richiamano alcuni che ho sostenuto da quando sono diventato non-monogamo, e risuonano con molte delle idee che ho incontrato nella comunità poli.

LO SPETTRO DEL CONTROLLO

Il termine “poliamore” è vasto. Copre moltissimi stili relazionali diversi, alcuni più controllanti di altri. Se siete membri di un qualunque gruppo poli su Facebook, Reddit o altre comunità online, vedrete spesso discussioni sulla quantità ideale di controllo da esercitare in una relazione. Alcuni “leader”, come Franklin Veaux, sono apertamente sostenitori di una dinamica meno controllante. Spesso questa idea offende qualcuno (in particolare i cacciatori di unicorni), perché sentono il bisogno di mantenere un sostanziale livello di controllo nelle loro relazioni. La copertura del poliamore nei media tende ad esacerbare questo problema.

Queste discussioni nascono spesso, e la mia teoria è che saranno inevitabili finché non costruiremo un vocabolario più robusto. Il problema è che le persone sentono dire diverse cose quando viene usato il termine “poliamore”, soprattutto riguardo a quanto controllo i partner esercitano l’uno sull’altro. Le relazioni esistono entro uno spettro del controllo, che va dalle relazioni padrone/schiavo  (in cui un partner prende tutte le decisioni importanti per l’altro) da un lato, alla totale indipendenza e anarchia relazionale dall’altro. Nel mezzo stanno tutte le altre relazioni. Lo spettro archetipico ha più o meno questo aspetto:

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Ci sono molti altri archetipi, ognuno con i propri assunti sul livello di controllo nella relazione. Il problema è che molte relazioni non calzano negli archetipi sullo spettro. Alcune relazioni poliamorose possono essere tanto controllanti, se non ancora di più, quanto le relazioni monogame tradizionali. Alcune relazioni poliamorose hanno tutte le stesse regole della monogamia tradizionale, solo con persone in più. Alcune relazioni monogame scettiche possono essere tanto libere ed egalitarie quanto l’anarchia relazionale.

Penso che, quando entriamo nella comunità poli, cerchiamo persone che la pensino come noi, che condividano la nostra filosofia delle relazioni. Il problema è che quelli di noi sulla destra dello spettro hanno molto poco in comune con i poliamorosi sulla sinistra (e molto più in comune con le persone monogame ma scettiche sulla destra). Fintanto che non avremo il modo per comunicare il nostro livello di controllo relazionale, queste discussioni continueranno a ripetersi.

Questa non è necessariamente una cosa cattiva. È importante che le persone vengano esposte a prospettive diverse. In particolare, credo, i più nuovi al poliamore (che tendono a stare sulla sinistra dello spettro) traggono enorme beneficio dal punto di vista dei veterani (che tendono a stare più sulla destra). È importante vedere esempi di relazioni sostenibili e di come funzionano. Io, poi, non sono un fan dell’esclusione, quindi non sostengo la formazione di comunità che tengano fuori qualcuno.

Penso, però, che mentre il poliamore diventa più popolare, si renda necessario creare un vocabolario più robusto per descrivere le relazioni. Qualche idea?

di Wes Fenza
 
traduzione di Elena Gallina e Giorgia Morselli
Aricolo originale in Inglese: Relationship Anarchy and The Spectrum of Relationship Control

 

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